martedì 20 dicembre 2011

Un dolce che riscalda il vostro cuore a natale

Ingredienti:
600 gr. di Farina
100 gr. di burro
400 gr di fichi secchi tagliati a pezzettini e messi nel rhum a macerare
100 gr. di uva sultanina
100 arance
100 gr. di cedro canditi
100 gr. di noci sgusciate
50 gr. di pinoli
50 gr. di mandorle spellate
2 uova
2 cucchiai ben colmi di zucchero
30 gr. di lievito di birra
latte
sale

Come preparare il Zelten...

lunedì 12 dicembre 2011

"Stille Nacht" (Santa notte): un canto caro a Merano

Mozart? Haydn? Beethoven? Per molto tempo l'autore della musica del noto canto natalizio "Stille Nacht, heilige Nacht" del 1818 e rimasto avvolto nel mistero. Fu il nipote del compositore a rivelarne l'identità. Avvenne a Merano nel 1905.*

La storia di questo populare motivo natalizio, conosciuto in Italia con il titolo di "Astro del ciel", oggi è nota a tutti. II 24 dicembre 1818 il sacerdote Joseph Mohr di Oberndorf, cittadina austriaca nei pressi di Salisburgo, consegnò al suo organista Franz Xaver Gruber una poesia di sei strofe, pregandolo di metterla in musica. In poche ore Gruber compose la melodia adatta a quei versi. Quel semplice brano venne eseguito per la prima volta quella stessa notte di Natale del 1818. Ben presto la partitura fu copiata e si diffuse così in tutto il mondo. Già nel 1839 fu cantata a New York sotto la volta celeste. Per molto tempo fu sconosciuto al pubblico il nome del compositore. Una lettera chiarificatrice inviata da Gruber all'Abbazia benedettina di San Pietro a Salisburgo purtroppo non giunse mai a destinazione.
Il reverendo Franz Xaver Gruber

Quasi un secolo dopo la prima esecuzione del brano si fece vivo il nipote del compositore, che come il nonno si chiamava Franz Xaver Gruber. Questi, un sacerdote, fu direttore del coro della parrocchia di San Nicolò a Merano dal 1903 al 1921 e presiedette inoltre la locale associazione dei garzoni cattolici. In una cartella appartenuta a suo nonno trovò, insieme agli spartiti, una copia della lettera andata perduta, indirizzata all'Abbazia di San Pietro. Sulla base di questi documenti il religioso alla guida della parrocchia meranese scrisse una relazione dettagliata su come era nato il canto natalizio "Stille Nacht, heilige Nacht". II resoconto fu poi pubblicato sul giornale "Der Burggräfler" il 23 e il 28 dicembre 1905; un secondo saggio fu pubblicato sulle pagine dello stesso quotidiano in occasione del centenario della prima esecuzione del brano.

Merano ebbe quindi un ruolo chiave nel chiarire una volta per tutte la genesi di questo inno natalizio, tradotto in più di 300 lingue e dialetti. Ma c'è di più: sotto la guida del reverendo Gruber si sviluppò in riva al Passirio un vero e proprio culto attorno a questo canto. II nipote del compositore lo eseguì la notte di Natale del 1918 con il coro parrocchiale di Merano in un adattamento del 1845 per due voci soliste con coro misto accompagnato da archi, corni e organo (l'arrangiamento originale prevedeva invece soltanto due voci soliste accompagnate da chitarra). La versione originale del brano fu poi riarrangiata per strumenti a fiato per essere eseguita nell'ambito del tradizionale concerto dal campanile della chiesa, immancabile appuntamento della Notte Santa meranese. Nel 1921 Franz Xaver Gruber fece ritorno a Salisburgo, dove era stato chiamato a dirigere l'orchestra del duomo.

Il suo successore, reverendo Alois Baurschafter, portò avanti il tradizionale culto di "Stille Nacht" fino alla morte, avvenuta nel 1955. Se ne ricordano le memorabili interpretazioni da parte delle celebri cantanti d'opera meranesi Edith Hölzl (soprano) e Frieda Cavosi (contralto). Sempre a Merano fu scritto uno dei primi libri dedicati a questo canto: l'autore Franz Peterlechner, amico e confratello di Franz Xaver Gruber, lo scrisse nei mesi invernali che trascorse al Filipinum.
* Il testo è un sunto degli appunti redatti dall'ormai defunto Siegfried Wenter, per molti anni direttore dell'Azienda di soggiorno di Merano, il quale una volta ebbe a dire: “Sarebbe senz'altro presuntuoso attribuire a Merano il titolo di ‘città di Stille Nacht'; ma andrebbe ricordato il ruolo svolto da questo canto natalizio nella città in riva al Passirio...”
Il Belvita Hotel Adria e il Park Hotel Mignon si trovano nella “città di Stille Nacht”.
Maggiori informazioni: http://www.stillenacht.info/it/

dalla rivista: "Merano notizie, dicembre 2011, Anno 11, N° 2

lunedì 31 ottobre 2011

È un brivido - la sfilata dei Krampus in Alto Adige

Per chi vive in Alto Adige – Südtirol la tradizione die Krampus la sera del 5 dicembre è molto conosciuta: giovani traverstiti da diavoli, con maschere, corna, che indossano di pelli di capra, portano campanacci e sonagli attaccati al collo o alla cintura, spaventano bambini e adulti e seguono il corteo di San Nicolò. Si tratta un fenomeno caratteristico di tutto l’arco alpino orientale e diffuso nei paesi del centro e dell’Est Europa. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative in cui i Krampus sono i protagonisti principali: sono nate associazioni, sono state promosse manifestazioni, ma soprattutto le sfilate dei Krampus per le vie dei paesi austro-tirolesi la notte tra il 5 e il 6 dicembre sono diventate un appuntamento anche per i turisti. I Krampus provengono da paesi e cittadine alpini: ragazzi e ragazze si travestono da “simboli del male”, indossano spaventose maschere, intagliate nel legno o costruite in cartapesta (possono pesare fino a 30 Kg), antiche e più recenti, e sfilano per le strade, “facendo paura” alla gente, soprattutto a ragazzine e ragazzini, minacciando di rapirli, di punire quelli che sono stati cattivi, insomma impersonificano gli aspetti più oscuri del mondo della natura e di quello abitato dall’uomo. Molti sono gli studi sui Krampus e diverse sono le interpretazioni.
Nell’area di Tarvisio al confine con la Carinzia, ad esempio, ricostruiscono così la storia più antica dei Krampus: “Il 5 dicembre (le nonas decembris) fauno luperco, mezzo uomo e mezzo caprone, non potendo più far danni per tutto l’inverno nelle campagne morte, faceva irruzione per l’ultima volta nei villaggi antichi prima di ritirarsi nelle selve. Quel giorno, per esorcizzare il dio-caprone avevano inizio i faunalia: i sacerdoti del dio fauno sacrificavano delle capre, si rivestivano con le loro pelli e con i coltelli ancora insanguinati toccavano minacciosi la fronte dei ragazzi del villaggio che reagivano alla paura ridendo. Per loro si trattava di un rito di iniziazione, di passaggio all’età adulta attraverso una prova di coraggio”. Oggi a Tarvisio sfilano oltre cento Krampus la notte del 5 dicembre e terrorizzano i ragazzini, anche senza i coltelli insanguinati; solo alcuni riescono a superare la prova di coraggio sbeffeggiando le spaventose maschere. L’anno successivo tra i Krampus che sfileranno per le strade del paese e che spaventeranno i passanti ci sarà posto anche per i giovani che hanno già superato la “prova di coraggio”. Alle origini della tradizione dei Krampus, i sacerdoti di fauno, coperti di pelli di capra, inseguivano con le fruste soprattutto le giovani donne, le future spose, in un rito che propiziava la fecondità. I faunalia duravano fino al 13 dicembre, che fino alla diffusione del calendario gregoriano, era il girono del solstizio d’inverno. Il mondo cristiano decise di festeggiare in quel giorno Santa Lucia; in nome della santa vennero distribuiti doni ai bambini e alle bambine (così come avveniva per Santa Caterina , il 25 novembre, e Sant’Andrea il 30 novembre, Ognissanti e Gesù Bambino). Il culto di Santa Lucia proveniva da Venezia e sempre dalla città laguanare erano giunte fino alle Alpi del Tarvisiano le tradizioni legate a San Nicolò, che portava doni a tutti.
Vivete la sensazione di questa tradizione alto atesina e soggiornate presso il Belvita Hotel Adria l'unico Hotel a Merano che vi garantisce benessere in ogni momento. Prenotate adesso e sfruttate delle tariffe infrasettimanali.

martedì 27 settembre 2011

La storia del "Törggelen" in Alto Adige

Il "Törggelen" è uno dei più amati ed aspettati riti convivali altoatesini. Il ruolo centrale rappresentano le castagne.
Ora vogliamo chiarire da dove deriva il termine "törggelen". In latino "torquere" significa torcere, pressare e si riferisce alla pressatura del mosto dopo la vendemmia. All'epoca i contadini di un paese si incontravano nelle loro cantine e degustavano il vino nuovo, detto anche "Nuie". Ha un basso contenuto d'alcol (al di meno 7%) e viene bevuto molto insieme con delle castagne. Il Sußer invece è dal mosto che è più dolce e ha un contenuto d'alcol di 1%.
Un tipico "Törggele"-Menu è come segue:
  • una zuppa d'orzo molto fortificante
  • mezzelune oppure canederli fatti in casa
  • come piatto principale: carne affumicata, crauti, sanguinaccio, würstel ed i tipici "Erdäpfelplattlen" (fatti di patate)
A chiusura del "Törggelen" non mancano mai le caldarroste (in tedesco Keschtn). Si dice che le castagne sono buono solo quando dopo la castagnata si ha le mani fuligginosi e neri.
A Merano e dintorni si trovano tantissimi locali come i cosidetti "Buschenschänke" e "Törggelekeller" dove potete vivere anche voi questa tradizione antica e molto socievole.
Noi nel Belvita Hotel Adria e nel Park Hotel Mignon vi abbiamo preparato delle offerte molto seducenti come il pacchetto "Castagnata e sentirsi bene" oppure "Autunno d'oro". Non perdete l'occasione!

lunedì 12 settembre 2011

Il Zelten - prelibatezza alto atesina

Avete mai sentito dal famoso e delizioso Zelten? Sui vari stand del mercatino di Merano li troverete insieme con altre specialità della regione. Oggi vi vogliamo raccontare la storia di questo dolce: Il suo nome risale al termine tedesco “selten” (talvolta) inteso a sottolineare l’eccezionalità della sua preparazione che avviene nel periodo di Natale. Tipico pane di frutta, la sua usanza è diffusa in tutta la regione Trentino Alto Adige, motivo per cui è difficile codificare una ricetta canonica, dato la varietà degli ingredienti che cambiano da valle a valle e quasi da famiglia a famiglia. Una base comune si rintraccia nella presenza nell’impasto di farina (un tempo di segale), uova, burro, zucchero, lievito e noci, fichi secchi, mandorle, pinoli e uva sultanina. In Alto Adige lo zelten assume varie forme: a cuore, ovale, rettangolare, quasi a simboleggiare una maggiore fantasia rispetto allo zelten del Trentino. Per tradizione tutti i membri della famiglia dovevano portare il loro aiuto nella preparazione del dolce, che veniva mangiato solo una volta rientrati dalla messa di mezzanotte, come gesto di ringraziamento per il cibo donato alla famiglia.
Questa la ricetta dello zelten secondo un manoscritto del ‘700 conservato presso la biblioteca di Rovereto: Ricetta storica: “Prendete dell’uva di Candia, uva passa, pinoli, mandorle sbucciate tagliate per lungo, scorze di limone minutamente tagliate, semi di anice, cedro candito, cannella in polvere, un po’ di zucchero e un po’ di farina e mescolate insieme ogni cosa. Prendete un pezzetto di lievito di birra, della grandezza di una noce…” Ricetta tradizionale: Macerare dell’uva sultanina e canditi di cedro immergendoli nella grappa per circa un’ora. Snocciolare dei datteri e tagliarli a fettine. Sciogliere del lievito in poca acqua tiepida, impastarlo con farina, sale e poco miele fino ad ottenere un composto morbido che andrà lasciato a lievitare per circa mezz’ora. Poi Incorporarvi del burro a pezzetti, un uovo, un cucchiaio di miele, farina e impastare il tutto aggiungendo del latte. Unire amalgamando bene uva sultanina, canditi, datteri, pinoli, cannella, chiodi di garofano e lasciar lievitare il composto per circa due ore. Imburrare e infarinare una placca da forno e stendervi l’impasto dello spessore di un dito. Decorare con gherigli di noci, spennellare con latte o tuorlo d’uovo e passare in forno ben caldo per mezz’ora. Prima di servire lo zelten lasciarlo raffreddare Grazie alla posizione molto centrale e vicina al mercatino di Merano il Belvita Hotel Adria è l'ideale Hotel per le Vostre vacanze pre-natalizie. LasciateVi viziare nel nostro reparto Wellness, assaporate l'effetto benefico nelle nostre saune e rilassateVi nella nostra piscina. L' Hotel Adria è aperto dal 25.11 al 11.12.2011.

mercoledì 13 luglio 2011

Ferragosto - il giorno più desiderato dell' anno

Vi siete mai chiesti perchè si festeggia Ferragosto e quale origine ha? Per la maggioranza il 15 agosto significa fare ferie, mangiare bene e festeggiare insieme con tutta la famiglia.

Il significato però non lo conoscono tanti. Ferragosto è parola di origine latina, deriva infatti da “Feriae Augusti”, che significa “riposo di Agosto”. Nel mese di agosto venivano raccolti i cereali e quindi nell’antica Roma si festeggiava la fine dei principali lavori agricoli.
Ovvio che tale data nell’agricola Italia fosse motivo di grandi festeggiamenti e gli stessi animali da tiro (cavalli, asini e muli) si godevano la giornata di riposo, bardati con fiori.
Nel giorno di Ferragosto i lavoratori ricevevano una mancia dal padrone, gratifica che nel Rinascimento venne resa obbligatoria per decreto pontificio e chissà che l’attuale tredicesima non ne sia la moderna derivazione. Già a Roma esistevano i Consualia, periodo di festa e riposo in onore di Conso, divinità protettrice dell’agricoltura. Nel 18 a.c., con l’inizio dell’età imperiale, i Consualia divennero Augustali, in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto.
Fortemente radicata nella tradizione pagana, la festività del Ferragosto fu poi riciclata dalla Chiesa, che, come per altre feste pagane, provò prima a sopprimerle per poi ammantarle di cristianità.
Al giorno d’oggi Ferragosto è per definizione la giornata della vacanza, dell’escursione, del week end lungo. L’impronta religiosa della festività si fa sentire nelle tante processioni religiose che si svolgono un po’ ovunque.
Solitamente la statua della Madonna viene portata in processione attraverso le stradine dei centri storici, sul mare, tra colori, suoni, fuochi e balli notturni sotto i cieli stellati del folklore regionale.
Da un lato la sacralità del 15 agosto dall’altra le scampagnate e i pic nic fuori porta per chi già non è in vacanza.

Se volete spendere un Ferragosto in allegria e conforto prenotate le Vostre vacanze nel Belvita Hotel Adria e nel Park Hotel Mignon.

martedì 21 giugno 2011

I fuoci del Sacro Cuore di Gesù

Chi guarderà sulle cime dei monti la sera del 3 luglio , vedrà i tradizionali fuochi del Sacro Cuore di Gesù che vengono accesi in tutte le parti del Tirolo e che dal 1796 appartengono all'immagine dell'estate tirolese. Essi risalgono ad un voto che i Tirolesi fecero quando la loro terra fu minacciata dalle truppe bavaresi e francesi al comando di Napoleone.
La guerra dell'anno 1796 ha colto impreparati i Tirolesi di fronte al grande spiegamento diforze militari. Dal 1511 essi godettero infatti del privilegio, accordato loro dall'imperatore Massimiliano I, di non dover superare i confini del Paese per motivi bellici e di non dover pagare tributi di guerra. Come contropartita dovevano provvedere personalmente alla difesa del Paese. All' Imperatore Giuseppe II questi privilegi non andavano troppo a genio, tanto che aveva trascurato la difesa del Tirolo, in altre parole, non avevano avuto luogo esercitassioni e i Tirolesi erano male armati.



Nell'aprile del 1796, il Tirolo fu in stato di allerta. Gli uomini abili alla leva furono chiamati alle armi furono addestrati in tutta fretta. Dopo sole tre settimane un'armata di 7000 uomini fu inviata al fronte meridionale del Paese.I "Landesstände" tirolesi e il govemo del Tirolo si incontrarono dal 30 maggio al 1° luglio del 1796 a Bolzano, per discutere la situazione. L'abate Sebastian Stöckl di Stams propose di affidare il Paese al Sacro Cuore di Gesiù e scongiurare cosi il pericolo con l'aiuto divino. La proposta fu accolta all'unanimità e il voto fu esteso all'intero Paese, allo scopo di creare un vincolo ancora più forte. L'intento riuscì, in quanto la milizia tirolese registrò un'adesione di volontari mai vista.
Quando le truppe tirolesi alla guida di Andreas Hofer vinsero in modo sorprendente la battaglia contro francesi e bavaresi, la Domenica del Sacro Cuore fu dichiarata solenne festività. Da allora si tiene fede al giuramento fatto e si accendono fuochi su tutte le montagne dell' Alto Adige a forma di croce o di cuore, alle volte con la scritta INRI o con le iniziali di Gesù IHS.
I fuochi vengono gestiti e domati dalle associazioni giovanili, dai vigili del fuoco volontari e dai gruppi cristiani delle singole località.
Dalla terrazza panoramica del Park Hotel Mignon si possono vedere i fuochi molto bene. Ma anche dal Belvita Hotel Adria si ha una vista spettacolare!